Cara Ministra, 

abbiamo letto la sua lettera-articolo di oggi su Repubblica: http://www.repubblica.it/scuola/2017/07/13/news/ricerca_fedeli-170696557/ e ci dispiace, ma la sua risposta non ci sembra adeguata. Nel suo articolo ha parlato di tante cose, ma poco di tutto ciò, alla fin fine, può essere una vera risposta al precariato della ricerca. Come ben saprà, nelle sole Università italiane abbiamo oltre 40.000 ricercatori precari, e l’unica possibilità di stabilizzazione per questi dovrebbero essere i circa 400 posti da RTDb legati ai dipartimenti di eccellenza? Stiamo parlando della stabilizzazione per circa l’uno per cento dei precari attuali. Una goccia nel mare. E’ sicuramente vero che lo sblocco del turn over per gli RTDa, di cui parla nella sua lettera, permetterà a tanti ricercatori di lavorare con un contratto più dignitoso degli attuali assegni di ricerca. Ma ci permetta di ricordarLe che un contratto da RTDa è un contratto PRECARIO: al termine dei 3-5 anni previsti, il ricercatore se ne torna a casa! Si tratta di contratti a tempo determinato, che non permettono di pianificare adeguatamente né la propria ricerca, né la propria vita! Se si vuole dare una risposta CONCRETA ai tanti precari che sostengono la ricerca e la didattica nelle nostre Università sono due i passi

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